Il caregiving: è la donna che lo pratica maggiormente in Italia

Il caregiving: è la donna che lo pratica maggiormente in Italia

Secondo il Libro Bianco dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, l’86% delle donne italiane assiste uno o più familiari indigenti.
Ogni due anni viene pubblicato il Libro Bianco dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna con l’obiettivo di fare il punto della situazione sulla salute della popolazione femminile. Quest’anno per la pubblicazione della sesta edizione del volume è stato trattato il tema del caregiving per il suo impatto sulla salute, sulla qualità della vita e per il suo valore sociale.
Il caregiving è il lavoro di cura e assistenza verso le persone non autosufficienti fatto da persone a titolo volontario. Dallo studio è emerso che sono le donne ad occuparsi in misura maggiore dei loro familiari non più autosufficienti. Un numero consistente di donne si occupa di curare non solo i genitori ma anche partner e figli: si parla di una percentuale vicina all’86%.
Un ruolo, quello del caregiver, difficile da affrontare in quanto porta con se un carico di stress ed emozioni contrastanti che influisce molto sulla salute e la qualità di vita della donna.

Leggi di più

Nel 2028 più di 6 milioni di over 65 necessiteranno assistenza

Nel 2028 più di 6 milioni di over 65 necessiteranno assistenza

Secondo il Rapporto Osservasalute 2017, fra 10 anni in Italia ci saranno più di 6 milioni di persone anziane non autosufficienti. A testimoniarlo è l’attuale andamento demografico di invecchiamento e i tassi di disabilità.

Nel 2028 si stima che più di 6,3 milioni di italiani over 65 non saranno in grado di badare a loro stessi. Il Rapporto Osservasalute 2017 pone l’accento sulla necessità di far fronte al problema dell’assistenza agli anziani nel prossimo futuro. Attualmente il 30,3% degli over 65 ha difficoltà ad usare il telefono, prendere le medicine e gestire le finanze. La stessa difficoltà si rileva nello svolgere le attività quotidiane come fare la spesa, prepararsi da mangiare, svolgere le faccende domestiche. Nello specifico le difficoltà a svolgere le attività quotidiane si rilevano nel 13% nella classe di età 65-74 anni; nel 38% per le persone tra i 75-84 anni e nel 69,8% negli anziani sopra gli ottantacinque anni.

La situazione è destinata a degenerare: si stima che in soli 10 anni la popolazione al di sopra dei 65 anni che non sarà in grado di svolgere le attività quotidiane come lavarsi e mangiare sarà di 1,6 milioni. Le persone che non saranno in grado di essere autonomi nelle incombenze quotidiane come cucinare, prendere le medicine e svolgere le attività domestiche saranno ben 4,7 milioni. Numeri impressionanti che segnalano un’emergenza che bisogna affrontare nel prossimo futuro: fornire un’ adeguata assistenza a tutte queste persone.

Leggi di più

La solitudine? Aumenta il rischio di demenza del 40%

La solitudine? Aumenta il rischio di demenza del 40%

Una ricerca scientifica svela che dietro la solitudine c’è il rischio di ammalarsi di demenza con una percentuale del 40%. 

Uno studio della Florida State University (FSU) a Tallahassee ha messo in luce che le persone che vivono in solitudine hanno un rischio maggiore di soffrire di demenza. Lo studio ha coinvolto 12.03 individui dai 50 anni in su che hanno partecipato al programma “Health and Retirement Study” della durata di 10 anni. Durante questo periodo sono stati considerati fattori di studio la solitudine e l’isolamento sociale dei partecipanti, mentre ogni due anni si sono sottoposti ad un test di valutazione delle abilità cognitive.

Il risultato di queste analisi in un periodo di tempo così lungo ha messo in evidenza che su 12.000 individui partecipanti al programma, ben 1104 hanno ricevuto una diagnosi di demenza.

Leggi di più

Cos’è la salute collaborativa?

Cos’è la salute collaborativa?

La salute collaborativa, una tendenza nata dal basso che mette assieme tecnologie e bisogni, tenendo la persona al centro. Attraverso applicazioni e devices, questi sistemi migliorano la cura e innovano il sistema della sanità.

Il concetto di salute collaborativa nasce per la prima volta nel Regno Unito dall’ Health Lab di Nesta e prevede un sistema in cui le persone e i loro bisogni interagiscono con la tecnologia per creare un sistema di assistenza sanitaria sempre più orientato alla collaborazione sinergica.

Al centro di questo sistema vi è la persona e i suoi bisogni che viene coinvolta e partecipa attivamente insieme ad altri attori del sistema sanitario come medici, professionisti, caregiver, nella cura della salute pubblica. Questo sistema infatti vuole unire la componente di innovazione tecnologica al coinvolgimento e la partecipazione attiva di tutte le persone interessate. Infatti, le tecnologie e il loro gradi di innovazione hanno senso di esistere se effettivamente sono pienamente usabili, efficaci e accessibili  all’interno dei sistemi di welfare.

Il sistema della salute collaborativa si articola su diversi livelli. Il primo riguarda sicuramente le App e i devices creati apposta per supportare pazienti, medici e aziende del settore a migliorare l’assistenza sanitaria. Ci sono poi le innovazioni sociali che si basano invece sulle competenze delle comunità di persone che promuovono la salute attraverso sistemi d’inclusione, accessibili a tutti.  Infine, ci sono i progetti di Open Care per fornire soluzioni dal basso di accesso alla cura.

Leggi di più

Le tecnologie smart: binomio vincente per l’assistenza domiciliare

Le tecnologie smart: binomio vincente per l’assistenza domiciliare

Una ricerca americana dimostra che le tecnologie di assistenza domiciliare migliorano la qualità di vita delle persone sotto molti punti di vista: come la salute e la sicurezza. Lo smartphone e la connessione ad internet rappresentano le chiavi di svolta.

Una ricerca del Mckinsey Global Institute, Smart Cities: Digital solutions for more livable future pone l’attenzione sul concetto delle smart city: città intelligenti in cui l’uso della tecnologia migliora la vita della persone sotto molteplici punti di vista: salute, sicurezza, ambiente, partecipazione civica.

L’importanza oggi acquisita dai dispositivi tecnologici come lo smartphone e la connessione ad internet in primis rappresenta una componente strategica per la creazione di città smart. In secondo luogo, non meno importante è lo sviluppo di applicazioni specifiche che sappiano tradurre i dati in informazioni utili che possano essere utilizzate da organismi pubblici ma soprattutto dalle persone. Infatti, la vera efficacia di una città “smart” è data dall’usabilità di tali tecnologie. Prima di aziende e istituzioni, sono le persone che devono usare la tecnologia per migliorare la loro vita, facendo realmente la differenza.

Leggi di più

Senior digitali: la generazione tecnologica degli over65

Senior digitali: la generazione tecnologica degli over65

Non si chiamano più anziani ma senior digitali, la generazione di over65 che utilizzano la tecnologia e fa progetti per il futuro.

La ricerca realizzata da Astra Ricerche per Bnp Paribas Cardif si chiama “Over65: una vita a colori” e fotografa una generazione di persone che ama la tecnologia, attiva e dinamica, che fa progetti per il futuro, i cosiddetti senior digitali.

Lo studio condotto su un campione di 700 persone tra i 65 e gli 85 anni ha evidenziato come gli over65 siano molto ottimisti riguardo al futuro. La ricerca condotta completamente online tramite tablet e pc dimostra come gli anziani amino la tecnologia e la utilizzino regolarmente.

Leggi di più

GRAMPiT © 2018 diritti riservati Privacy Policy. Servizio basato su brevetto per invenzione industriale.