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Il caregiving: è la donna che lo pratica maggiormente in Italia

Il caregiving: è la donna che lo pratica maggiormente in Italia

Secondo il Libro Bianco dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, l’86% delle donne italiane assiste uno o più familiari indigenti.
Ogni due anni viene pubblicato il Libro Bianco dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna con l’obiettivo di fare il punto della situazione sulla salute della popolazione femminile. Quest’anno per la pubblicazione della sesta edizione del volume è stato trattato il tema del caregiving per il suo impatto sulla salute, sulla qualità della vita e per il suo valore sociale.
Il caregiving è il lavoro di cura e assistenza verso le persone non autosufficienti fatto da persone a titolo volontario. Dallo studio è emerso che sono le donne ad occuparsi in misura maggiore dei loro familiari non più autosufficienti. Un numero consistente di donne si occupa di curare non solo i genitori ma anche partner e figli: si parla di una percentuale vicina all’86%.
Un ruolo, quello del caregiver, difficile da affrontare in quanto porta con se un carico di stress ed emozioni contrastanti che influisce molto sulla salute e la qualità di vita della donna.

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Aumento attacchi di cuore tra le donne under 54

Aumento attacchi di cuore tra le donne under 54

Gli attacchi di cuore non sono più appannaggio delle persone di età avanzata ma colpiscono sempre più spesso le donne sotto i 55 anni.

Secondo una recente ricerca della School of Medicine della Carolina del Nord, gli attacchi di cuore sono in costante crescita specialmente tra le donne giovani. La ricerca, pubblicata sulla rivista Circulation e presentata all’American Heart Association di Chicago, si riferisce ad un campione di 29 mila persone tra i 35 e 74 anni che hanno subito un infarto in un periodo di tempo che va dal 1995 al 2014.

Durante il periodo preso in esame è stato evidenziato che le persone che hanno subito un infarto del miocardo acuto sono principalmente giovani. In particolare, sono le donne sotto i 54 anni a subire attacchi di cuore in misura maggiore degli uomini. Dal 1995 al 2014 si è passato da una percentuale del 27% ad una del 32%.

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Nel 2028 più di 6 milioni di over 65 necessiteranno assistenza

Nel 2028 più di 6 milioni di over 65 necessiteranno assistenza

Secondo il Rapporto Osservasalute 2017, fra 10 anni in Italia ci saranno più di 6 milioni di persone anziane non autosufficienti. A testimoniarlo è l’attuale andamento demografico di invecchiamento e i tassi di disabilità.

Nel 2028 si stima che più di 6,3 milioni di italiani over 65 non saranno in grado di badare a loro stessi. Il Rapporto Osservasalute 2017 pone l’accento sulla necessità di far fronte al problema dell’assistenza agli anziani nel prossimo futuro. Attualmente il 30,3% degli over 65 ha difficoltà ad usare il telefono, prendere le medicine e gestire le finanze. La stessa difficoltà si rileva nello svolgere le attività quotidiane come fare la spesa, prepararsi da mangiare, svolgere le faccende domestiche. Nello specifico le difficoltà a svolgere le attività quotidiane si rilevano nel 13% nella classe di età 65-74 anni; nel 38% per le persone tra i 75-84 anni e nel 69,8% negli anziani sopra gli ottantacinque anni.

La situazione è destinata a degenerare: si stima che in soli 10 anni la popolazione al di sopra dei 65 anni che non sarà in grado di svolgere le attività quotidiane come lavarsi e mangiare sarà di 1,6 milioni. Le persone che non saranno in grado di essere autonomi nelle incombenze quotidiane come cucinare, prendere le medicine e svolgere le attività domestiche saranno ben 4,7 milioni. Numeri impressionanti che segnalano un’emergenza che bisogna affrontare nel prossimo futuro: fornire un’ adeguata assistenza a tutte queste persone.

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Cadute in casa: gli ostacoli da evitare

Cadute in casa: gli ostacoli da evitare

Sono molti gli ostacoli che provocano le cadute in casa, un fenomeno crescente tra le persone di tutte le età. Ecco come evitarli.

Gli ostacoli che provocano le cadute in casa

Le cadute in casa rappresentano un pericolo evidente per le persone perchè provocano danni  seri alla salute. L’ambiente domestico rappresenta uno dei luoghi in cui è alta la probabilità di avere incidenti.

Molti sono gli ostacoli che possono causare cadute accidentali come ad esempio la scarsa illuminazione, le mattonelle sconnesse oppure le mattonelle con disegni che confondono la deambulazione, un esempio sono quelle a scacchi.

I tappeti, le soglie delle porte, la scale ripide oppure i gradini lisci sono ostacoli molto pericolosi. Da non sottovalutare nemmeno le guide delle scale oppure il bastone, usato in modo improprio perlopiù dalle persone avanti con gli anni.

Le persone maggiormente a rischio

Le persone anziane inoltre hanno un rischio maggiore di cadute in casa perchè trascorrono molto più tempo all’interno della loro abitazione. Ogni anno circa un terzo degli over65 è vittima di incidenti di questo tipo.

Gli anziani che cadono, in maniera anche ripetuta, tendono ad avere deficit nella capacità di svolgere attività quotidiane semplici, sono ad alto rischio di ricovero e di conseguenze di ordine traumatico e psicologico.

Tuttavia, bisogna evidenziare che non sono solo gli anziani ad essere maggiormente esposti agli incidenti domestici. Anche le donne e i bambini sono maggiormente a rischio di subire traumi accidentali dentro casa.

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La solitudine? Aumenta il rischio di demenza del 40%

La solitudine? Aumenta il rischio di demenza del 40%

Una ricerca scientifica svela che dietro la solitudine c’è il rischio di ammalarsi di demenza con una percentuale del 40%. 

Uno studio della Florida State University (FSU) a Tallahassee ha messo in luce che le persone che vivono in solitudine hanno un rischio maggiore di soffrire di demenza. Lo studio ha coinvolto 12.03 individui dai 50 anni in su che hanno partecipato al programma “Health and Retirement Study” della durata di 10 anni. Durante questo periodo sono stati considerati fattori di studio la solitudine e l’isolamento sociale dei partecipanti, mentre ogni due anni si sono sottoposti ad un test di valutazione delle abilità cognitive.

Il risultato di queste analisi in un periodo di tempo così lungo ha messo in evidenza che su 12.000 individui partecipanti al programma, ben 1104 hanno ricevuto una diagnosi di demenza.

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Cos’è la salute collaborativa?

Cos’è la salute collaborativa?

La salute collaborativa, una tendenza nata dal basso che mette assieme tecnologie e bisogni, tenendo la persona al centro. Attraverso applicazioni e devices, questi sistemi migliorano la cura e innovano il sistema della sanità.

Il concetto di salute collaborativa nasce per la prima volta nel Regno Unito dall’ Health Lab di Nesta e prevede un sistema in cui le persone e i loro bisogni interagiscono con la tecnologia per creare un sistema di assistenza sanitaria sempre più orientato alla collaborazione sinergica.

Al centro di questo sistema vi è la persona e i suoi bisogni che viene coinvolta e partecipa attivamente insieme ad altri attori del sistema sanitario come medici, professionisti, caregiver, nella cura della salute pubblica. Questo sistema infatti vuole unire la componente di innovazione tecnologica al coinvolgimento e la partecipazione attiva di tutte le persone interessate. Infatti, le tecnologie e il loro gradi di innovazione hanno senso di esistere se effettivamente sono pienamente usabili, efficaci e accessibili  all’interno dei sistemi di welfare.

Il sistema della salute collaborativa si articola su diversi livelli. Il primo riguarda sicuramente le App e i devices creati apposta per supportare pazienti, medici e aziende del settore a migliorare l’assistenza sanitaria. Ci sono poi le innovazioni sociali che si basano invece sulle competenze delle comunità di persone che promuovono la salute attraverso sistemi d’inclusione, accessibili a tutti.  Infine, ci sono i progetti di Open Care per fornire soluzioni dal basso di accesso alla cura.

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