Anziani e Covid-19: chi ha pagato il prezzo più alto

Anziani e Covid-19: chi ha pagato il prezzo più alto

La pandemia da Covid-19 è stata un evento drammatico, una vera tempesta in cui tutti ci siamo trovati a dovere navigare, ma anche se la tempesta è stata la stessa non tutti siamo stati sulla stessa barca. Qualcuno ha potuto navigare meglio di altri.

Ora che l’ondata peggiore sembra essere passata, può essere fatta la valutazione di cosa è successo e a chi. Anche se la metà degli oltre 244.000 casi confermati è sotto i 61 anni di età, le vittime di Covid-19 sono state soprattutto le persone anziane.

Sul sito Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità vengono aggiornati i dati sui decessi della pandemia e si osserva un aumento della letalità con l’aumentare dell’età dei pazienti. La letalità è più elevata in soggetti di sesso maschile in tutte le fasce di età. I dati al 9 luglio 2020 ci dicono che l’età media dei 34.026 pazienti deceduti per Covid è di 80 anni. Sotto i 50 anni i morti sono l’1%, dai 50 ai 60 il 3%. Gli anziani hanno quindi pagato il prezzo più alto alla pandemia.

Spesso i deceduti avevano diverse altre patologie, assolutamente prevedibili data l’elevata età dei casi più severi. I deceduti avevano al momento dell’infezione in media 3 patologie: la più diffusa è stata l’ipertensione (66%), secondo il diabete (30%), terza la cardiopatia ischemica (27%) e proporzioni decrescenti di patologie che includevano fibrillazione, insufficienza renale, cancro, BPCO, obesità etc.

Purtroppo la mortalità tra gli anziani è stata fortemente incrementata dalla diffusione dell’infezione in molte strutture residenziali anche con assistenza sanitaria. Nonostante i provvedimenti presi, spesso le misure di controllo sono state tardive e Covid-19 ha causato molte vittime in strutture invece pensate per offrire assistenza sanitaria a chi ne ha maggior bisogno.

Non ci sono dati precisi, ma quanto disponibile riporta una proporzione media di decessi per RSA di almeno il 9%. La percentuale maggiore di decessi, sul totale dei decessi riportati, è stata registrata in Lombardia (41%), Piemonte (18%) e Veneto (12%).

Questi dati ci dicono che se l’infezione continua a circolare, non tutti quelli che si infettano hanno lo stesso rischio di morire, ma il rischio si concentra tra gli anziani, soprattutto quelli che vivono in comunità e tra i malati con diverse malattie croniche.

L’imperativo per tutti è quindi sulla prevenzione dell’infezione: lavarsi spesso le mani, limitare i contatti stretti con persone estranee, portare la mascherina. L’attenzione di tutti serve a proteggere chi è esposto al maggior rischio e ad interrompere la catena dei contagi, fino ad azzeramento dei casi.